CANNOLEEKEE

Avevo circa 12 anni, era d’estate. Io e i miei andammo a trascorrere una settimana nella casa natale di mio padre, sullo stesso Adriatico che dovevo sorbirmi normalmente. Ero un bambino timido ed oltremodo sgraziato (lo sono ancora) e non avevo molte distrazioni, avendo perso i miei due unici amici qualche tempo prima. Nessun incidente, è che io ero il terzo incomodo in un legame a due, morboso ed indissolubile. Me ne tirai fuori per non essere cacciato, storia che poi si è ripetuta una mezza dozzine di volte da allora, su altri palcoscenici, con altri attori. Anni dopo.
Fatto sta che quell’estate io e i miei andammo dai nonni, a Porto San Giorgio. San Giorgio. L’uccisore di draghi, il paladino, il cavaliere, il santo. Un paese del cazzo. Passavo i miei giorni schiacciando i sassi della ghiaia col vecchio martello di mio nonno, che aveva un bel po’ di nastro isolante grigio sull’impugnatura per migliorarne la presa. Una mattina fui svegliato alle 6 da mio padre.

<<Alzati dai. Andiamo a prendere le vongole e i cannolicchi co’ zio Marcello>>

Mi misi una maglietta e i sandali di gomma ed uscii di casa che mio zio (il mio prozio, in verità) era già arrivato con la sua 500 bianca con tettuccio nero, grazie alla quale raggiungemmo il mare in poco più di due minuti (soltanto tre ore dopo ci sarebbe stato un traffico apocalittico, cadenzato da esclamazioni colorite come “che te pijasse n’gorpo!”). Zio Marcello e mio padre si tuffarono in acqua (per modo di dire, vista l’età) carichi dell’attrezzatura per prendere le vongole, che a dirla tutta somigliava più ad un insieme di vecchi arnesi da giardino arrugginiti. Il mare era piatto e bellissimo, avevo 12 anni, era d’estate. Sbadigliavo come un cavallo. Mi stesi sulla sabbia a guardarli senza partecipare alla mattanza : doloroso ammetterlo, ma avevo paura dei pesci. Quelle cose viscide che ti passavano attraverso le gambe mentre nuotavi, e che sott’acqua assumevano dimensioni gigantesche. Brr. Dopo una decina di minuti arrivarono due signore sulla cinquantina, entrambe bionde tinte. È da allora che non ho fiducia nelle bionde, credo. Ad ogni modo le due tipe si misero ad osservare mio padre e mio zio, e io rimasi abbastanza stupito della cosa dal momento che tutti e due insieme sfioravano i 200 kg e non erano, sinceramente, un belvedere. Ad ogni modo dopo qualche attimo capii che erano straniere, perché parlavano sottovoce e io - dotato fin da allora di un udito eccezionale - non riuscivo a cogliere neanche una parola dei loro discorsi. Poi si avvicinarono e mi fecero un po’ di domande.

<<Ceeao, che cosa stanno facendo?>> disse la più robusta delle due (quella che aveva tutti i denti) in un italiano stentato indicando il mare.
<<Prendono le vongole e i cannolicchi>> risposi io senza tanti complimenti, anche verosimilmente scocciato dalla loro domanda così sciocca. Era evidente che stavano pescando i cannolicchi.
<<Cannoleekee?>>
<<Come le vongole, ma più lunghi>> dissi mimando con le dita qualcosa di sottile e lungo.
<<Ohhhh…>>

Le due si voltarono a guardare quel vecchio e quell’uomo di mezza età con gli occhi scintillanti di passione e di ammirazione, anche se a me non sembrava che stessero facendo niente di speciale : pescavano cannolicchi e vongole.
Dopo qualche minuto di muta contemplazione, le americane (nel frattempo avevo capito la nazionalità dal colore della carnagione, dall’accento e dalla mimica facciale) si girarono di nuovo verso di me e visibilmente commosse, come se quella circostanza e quel paesaggio così meravigliosamente italiani le avessero pervase di amore e malinconia allo stesso tempo, mi domandarono :

<<Loro… fanno questo… di lavoro?>>
Stavo per rispondere di no, che mio zio era un ex maratoneta e ora lavorava come fisioterapista, e mio padre era un dirigente aziendale. Ma riportarle coi piedi per terra alla loro età mi sembrava inutile, oltre che crudele. Ok, pensai, non potevo deludere quelle due americane. Molly e Betty, decisi di chiamarle così, meritavano un ultimo regalo dalla vita.

<<Certo>> risposi io
<<e quest’anno non sta andando molto bene>> aggiunsi qualche secondo dopo mostrando loro una faccetta dispiaciuta e rabbuiata mentre tiravo un calcio alla sabbia.

Le due americane si guardarono ormai con le lacrime agli occhi, mi salutarono e se ne andarono per sempre, estasiate e innamorate dell’Italia per merito mio. È da allora, che non ho più fiducia nelle bionde. Sì, è proprio da allora.