L’amavo. Ne ero veramente pazzo. La chiamavo sempre “Mary Jane”, imitando la parlata dei cowboy americani, quelli con le pistole cariche, quelli dei film western. Poi lei mi lasciò da un giorno all’altro. Senza motivo? No, non direi. Oddio, forse. Diciamo che non eravamo fatti l’uno per l’altra, perché spesso ci scontravamo su piccole idiozie rimanendo incarogniti per giorni. Lei aveva le sue belle pretese, e io le mie. Per forza di cose lei credeva di avere ragione e, conseguentemente, dal suo punto di vista io avevo torto. Insomma, andò così. Un giorno ci vedemmo all’irish e lei mi comunicò la sua decisione di lasciarmi.
<<Oh,
bhe. D’accordo>> le dissi dopo aver inspirato ed espirato profondamente.
Respirare era quanto mi ero riproposto di fare in occasioni del genere : non
per dimostrarmi forte, non per fare scena. Semplicemente perché non avrei
potuto fare altro.
La accompagnai fino a casa fermandomi di tanto in tanto a guardarla. Lei si
fermava, mi guardava e ogni tanto le usciva una lacrima. Ci baciavamo e ricominciavamo
a camminare. Insomma : una sorta di via crucis a colpi di lingua.
Arrivammo all’incrocio adatto, la afferrai per una spalla e la feci voltare. Occhi negli occhi, poi le dissi :
<<Aspetta. Sei sicura di quello che stai facendo?>> lei mi guardò senza rispondere. Poi alzò e abbassò la testa fissando il marciapiede, segno inconfondibile che anche il mio ultimo tentativo non aveva sortito gli effetti che speravo. Ora ero veramente depresso.
<<Va bene…>> dissi. <<Va bene.>> ripetei subito dopo, poi mi girai e cominciai a camminare lentamente in una direzione qualsiasi per andare a raggiungere la nutrita schiera degli uomini che non si voltano.
Qualche mese dopo ero ancora nel pieno della mia fase autodistruttiva, fatta di esami, momenti di solitudine pura e sbronze mattutine. Può sembrare brutto ma vi assicuro, non è niente di così drammatico. Fu allora che ricevetti un suo messaggio sul telefono cellulare.
Digressioni
sul tema “come stai”, “spero bene”, “ci vediamo
presto”, “anche se è finita non vuol dire che non possiamo
vederci”, “è passato tanto tempo ormai”.
Dapprima rabbia. Confusione. Poi, lentamente, abbassai le mie difese e tornai
quello di sempre. Finii persino col risponderle col solito tono.
“Ehilà. Mary Jane. Lasciamo perdere. Niente assoluzione alla chiesa del Reverendo Johnson. Stammi bene.”
Ebbe
la dignità di non rispondermi e così mi lasciò andare,
per sempre. Per sempre. Tra gli uomini che non si voltano, e restano soli. Almeno
per un po’. Ma questo a loro non dispiace.