SOUTHERN SERENASE

 

Judy mi manda affanculo e riaggancia la cornetta dicendo qualcosa in colombiano. Eppure sono stato discreto, e non ho tirato la cosa per le lunghe : certe notizie è meglio darle faccia a faccia, ma la mia neo-ex è in Colombia dai suoi genitori e non tornerà in Italia prima di pasqua. Non mi è mai piaciuto lasciare per telefono, specie nel caso di una interurbana da Bologna a Bogota. Quanto mi costi, Judy. Quanto mi costi. Sorrido, mi accendo una sigaretta e chiamo Marta, la segretaria di mio padre. Sono in arretrato con l’affitto.

 

Sarà che ho appena parlato con Judy ma saluto Marta dicendo

 

<<Hola Marta.. como estas?>>

<<Gigi, sei te?>> mi risponde lei col suo accento del nord. E i suoi occhi verdi, e i suoi capelli castano chiaro.

<<Proprio così ragazza. Oggi tailleurino e pizzo nero come al solito?>>

<<E smettila di far lo scemo>> dice lei ridendo, poi torna seria e mi fa <<tuo padre è in riunione, finirà verso le 15. Ti faccio richiamare?>>

<<Sul cellulare, bionda. Che fai a pranzo?>>

<<Ciaaao>> taglia lei, e mi chiude la comunicazione in faccia. Due su due gringo, due su due. Continuo la conversazione trasformandola in un monologo.

 

<<Pensavo che si potrebbe andare insieme all’indiano… si, niente di che…oppure sai cosa? Un picnic, una birra, un plaid, un giretto sui colli. Ti andrebbe? Sì? Allora passo a prenderti per le quattro. Mettiti gli occhiali mi raccomando. Oh, lo sai che con gli occhiali mi fai impazzire. Certo, jeans e maglietta. D’accordo, a dopo. Ti adoro anche io. Oh, non ora. Ciao>>

 

Spengo la sigaretta e mi stendo sul divano di tessuto bianco. Prendo una mela dal cesto che l’architetto omosessuale m’ha piazzato in mezzo al tappeto e mi viene in mente che la mia vita è quella del protagonista di un film dopo i titoli di coda. Del tipo : ok, bella storia, ma adesso che succede? Ce la farai a mantenere quel tenore di vita? E se il cattivo ci ripensa e torna indietro? Forse è stato tutto un sogno, svegliati coglione.

 

Finisco la mela e mi tocca alzarmi per gettare il torsolo nella pattumiera. Bevo un bicchiere d’acqua di rubinetto, poi guardo l’orologio che l’altro architetto, omosessuale anche lui, ha messo in bella posta sopra alla porta. È quasi mezzogiorno e sono ancora in mutande. Mi metto una mano sul pacco e mi palleggio un po’ sbadigliando leonino ; poi decido che è il caso di vestirmi e mi dirigo con una corsa in camera mia. Mi lancio atterrando di pancia sul letto, accendo lo stereo e parte Vinicio. Mi alzo di peso, apro l’armadio e prendo una camicia bianca a righe rosse, m’infilo i jeans e un paio di scarpe vintage blu scolorito.

Mi lavo i denti e mi deodoro le ascelle, passo 3 minuti davanti allo specchio a fare le faccette, m’infilo l’orologio in tasca mentre lancio le chiavi di casa in aria, il trucchetto mi riesce e sono sul pianerottolo bell’e pronto.

Esco di corsa e salto in sella alla mia bici da 2000 euro, brucio una mezza dozzina di semafori ed arrivo a casa di Giorgia nel giro di qualche minuto ; Giorgia è una punk depressa che vive coi soldi che il padre le passa purchè stia lontano da casa e soprattutto stia lontano dalla sua matrigna, che porta ancora in faccia i segni delle sue unghie. Suono al campanello e me la ritrovo sulla porta qualche attimo dopo. Le è colato tutto il rimmel, ha un labbro spaccato.

 

<<Entra>> mi dice. Mi siedo su una poltrona IKEA bruciata per metà, poi inizio a fissarla.

<<Vuoi che ti faccia un pompino?>> mi chiede, ricominciando a grandinare rimmel. Meraviglie della psiche umana.

<<Mmm, certo>> rispondo io, e mi accoccolo sulla poltrona con le mani dietro la testa, mentre con la coda dell’occhio vedo un nano calvo e seminudo uscire lentamente dalla porta d’ingresso.

<<Oh beh – penso – meraviglie della psiche umana>>.

Giorgia inizia a darsi da fare e tutto sommato per qualche momento felice mi scordo dell’affitto, degli architetti e perfino del nano. Ma ben presto, grazie al fatto che sono circonciso, non sento quasi più nulla allora afferro Giorgia per i capelli e le chiedo

 

<<Chi cazzo era quel nano?>>

 

Le trema il labbro ferito, poi ricomincia a singhiozzare e scompare in cucina, per tornare un attimo dopo con un paio di pillole nella mano destra, e un bicchiere di whisky nella sinistra.

 

<<Andiamo allo zoo>> mi dice lei, mentre il Serenase fa effetto.